le verità nascoste

capitolo 15: un dono dal cielo

International Airport of Tokyo. Ore 13.

- A che ora avete l’aereo? –.
La donna guardò il suo orologio da polso: - tra circa 45 minuti… -.
- Ma Kaori dov’è finita? -. Chiese Will, ancora abbracciato alla sua manager.
Ryo si guardò intorno, disorientato: - veramente non ne ho la più pallida idea, fino a pochi minuti fa era qui…-.
- Ha detto che doveva andare in bagno…- rispose per lui Milena, che l’aveva vista avviarsi di nascosto e di corsa verso il bagno. Era già da un po’ di giorni che l’aveva vista strana, con delle strane occhiaie che non erano da lei. Decise comunque di non chiederle niente, sicuramente si stava semplicemente preoccupando troppo.

Nonostante l’incarico affidato a Ryo e a Kaori fosse terminato, Will e Milena erano rimasti in Giappone per continuare le riprese del film. Verso la metà di ottobre, i due erano pronti per ritornare in l’Inghilterra, dove finalmente avrebbero vissuto felici e insieme, sotto lo stesso tetto come due veri fidanzati.

- Oddio sono partiti?? – disse quasi urlando Kaori tra la gente che aspettava la chiamata del proprio volo.
Milena la vide camminare frettolosamente dietro la testa di Ryo e alzò un braccio per farsi vedere: - Kaori!! Siamo qui!! –.
- sei sempre la solita! Nei momenti più toccanti che fai? Te ne vai in bagno! Quante volte devo ripeterti che devi sempre andarci prima di uscire?!? –. Kaori appena ebbe raggiunto i tre, venne subito “accolta” dalla ramanzina del suo uomo.
- Si paparino! -. Gli rispose con una vocina da bambina e in tono sarcastico: - Ma senti chi parla! Sei sempre il primo a fare il cretino anche quando la situazione è drammatica o critica! -.
Come al solito cominciarono a bisticciare tra di loro, insultandosi come solo loro riuscivano a fare. I due inglesi, nonostante fossero ormai abituati a tutta quella confusione, non riuscirono a evitare la classica gocciolina sulla testa accompagnata da un corvettino che beatamente svolazzava sopra le loro teste.
Milena incominciò a pensare; a pensare che anche lei e il suo Will sarebbero diventati con il tempo proprio come quella coppia fantastica, che sprigionava amore e fiducia dappertutto. Erano così affiatati che al solo pensiero che un giorno lo sarebbero diventati anche loro, si strinse ancora di più sul petto dell’attore, che contemporaneamente stava pensando le stesse cose.

“Si pregano i gentili passeggeri del volo British airways numero 145 di recarsi al gate 3 per l’imbarco. Ripeto.…”.
Era ormai arrivata l’ora.
L’ora dell’addio.
Nessuno voleva che arrivasse quel triste momento. Quelle 8 settimane insieme erano state così intense che ormai avevano inciso profondamente sui legami che tenevano uniti i quattro, trasformando il semplice rapporto iniziale “clienti-guardie del corpo” in amicizia, pura e vera.
I dolori, gli amari ricordi del passato, le gioie immense del presente.. come erano trascorse rapidamente tutte quelle esperienze! Sembrava passata un’eternità da quando erano giunti in giappone lei e Will e ora.. ora già dovevano ripartire.
- Bene ragazzi… it’s the final countdown! -. Disse ridendo Milena, che in realtà tratteneva a stento le lacrime.
Salutò Ryo, mentre Will andò ad abbracciare Kaori.
- Mi raccomando, se l’attoruncolo non ti soddisfa, ricordati che qui in giappone c’è lo stallone di Shinjuku pronto a soddisfare ogni tuo desiderio! -.
- Prova a far soffrire la mia piccola Kaori e giuro che ritorno qui in giappone e ti distruggo con le mie stesse mani! -. Lo minacciò Milena, che intanto lo picchiettava con qualche pugno sopra il suo enorme petto.

- Stammi bene Kaori..-
- anche tu Will….-. L’uomo staccatosi dall’abbraccio, le prese le mani:
- Grazie Kaori.. grazie di tutto quello che te e Ryo avete fatto per noi.. e non solo per averci salvato…-. Kaori sorrise e lo riabbracciò, gli occhi le pizzicavano furiosamente:
- Siate felici come non lo siete mai stati…-
- Ehi ciccio, non ti pare che la stai stringendo un po’ troppo??? -. Interruppe i due Ryo.
Will e Kaori iniziarono a ridere, staccandosi dall’altro: - Tranquillo, come ti ho gia detto, non voglio morire! –
I due uomini si strinsero energicamente la mano; non si dissero nulla. Il loro sguardo valeva più di qualsiasi parola.

Le ultime che si salutarono furono le due donne, Kaori e Milena. Più di una semplice confidente, Kaori era stata un’amica, una mamma, una sorella… L’aveva aiutata nei momenti peggiori, l’aveva incoraggiata a non arrendersi mai, nonostante la fortuna non sembrava volesse arriderle.
La strinse in un abbraccio forte ed intenso, ormai le lacrime avevano iniziato a scendere dai loro occhi, ricoprendo completamente le loro guance. Rimasero in quella posizione per qualche momento, nessuna delle due aveva il coraggio di lasciare l’altra, sapendo che dopo non avrebbero potuto più abbracciarsi per chissà quanto tempo.
-….Milena…-
- Sì… sì Will, hai ragione….- si staccò da Kaori, tirando un po’ su con il naso: - Guarda che disastro! .. stai piangendo come una bambina e hai tutto il mascara sulle guance! Hai rovinato il mio lavoro di stamattina..-.
- beh, si vede che ancora non ti sei guardata allo specchio…- incalzò la giapponese.
- cosa ci vuoi fare? gli addii non mi piacciono granchè! – E si misero a ridere leggermente.
- Arrivederci Kaori. E’ stato un piacere e un onore conoscerti…-
La sweeper inclinò un po’ la testa, un sorriso angelico si stampò sulle sue labbra, bagnate dalle lacrime:
- anche per me Milena…-
- Chiamami, chiamami quando vuoi! Anzi sai una cosa? Ti chiamo io appena arriviamo! –
- va benissimo…-
Qualche istante di silenzio e Kaori riprese la parola: - hai visto che avevo ragione? -.
Milena la guardò con fare interrogativo: - di cosa, Kaori?-
Sorrise e si avvicinò al suo orecchio per non farsi sentire dall’attore:
- che non bisogna arrendersi mai e che saresti sicuramente riuscita ad “incastrarlo”! – e le fece l’occhiolino.
- Oh Kaori…- L’inglese con gli occhi di nuovo umidi, la riabbracciò ancora più forte.
Capendo che si stava ormai facendo troppo tardi, si staccò velocemente da Kaori e si riavvicinò a Will, che intanto portava le valigie di entrambi:
- …penso che sia l’ora di andare… chissà quante maledizioni ci staranno mandando i passeggeri del volo! -.
E si avviarono verso il check-in mentre con una parte del busto girato, salutavano con le braccia alzate i due sweeper che intanto contraccambiavano il saluto.


Sull’aereo, poco prima di decollare. Ore 14.
Presi i propri posti, i due inglesi guardavano fuori dal finestrino con due splendidi sorrisi; le loro mani si tenevano ben strette, quasi per paura che da un momento all’altro il proprio compagno svanisse nel nulla.
- Milena…- interruppe il silenzio Will.
- Sì? -.
- Ti amo…-. La donna si girò di scatto verso l’uomo.
Vedendo il suo sguardo indagatore, l’uomo si mise una mano dietro la testa, abbassando imbarazzato lo sguardo: - Scusami, ma era da tanto che desideravo dirtelo così spesso che ora… ora non riesco più a smettere di ripetertelo…-
Milena arrossì leggermente, ancora non si era abituata a quelle due paroline magiche: - Beh… allora non fermarti….- e raggiunse le sue labbra, baciandolo dolcemente.


In macchina, verso Shinjuku. Ore 14.30
Con la testa appoggiata sulla spalla di Ryo, Kaori guardava la strada davanti a sé, completamente avvolta nei suoi pensieri.
- Pensi che saranno partiti?-. chiese con una debole vocina al suo socio.
L’uomo guardò di sfuggita l’orologio, poi ripose gli occhi sull’asfalto: - sicuramente…-
- Mi mancheranno….- aggiunse lei dopo qualche momento di silenzio.
Ryo alzò gli occhi verso lo specchietto retrovisore, vedendola lì, sopra la sua spalla. Quant’era bella con quegli occhi socchiusi… sarebbe rimasto ore ed ore a guardarla...
Una debole ed impercettibile smorfia di dolore attraversò il viso di Kaori; Ryo se ne accorse immediatamente:
- Kaori…ti senti bene??? –. Alzò anche lei gli occhi verso lo specchietto retrovisore, incrociando quelli neri di lui: - sì… tutto a posto.. perché? –.
- no.. niente… così, tanto per sapere….- e riprese a fissare la strada silenziosamente.

Arrivati dopo circa mezz’ora davanti alla soglia del loro appartamento, Ryo fece fermare la sua partner a qualche metro di distanza dall’ingresso, mentre lui si apprestava ad aprire la porta: - Signora, benvenuta a casa Saeba! -. Incominciò a declamare ad alta voce e con fare da maggiordomo.
- Ryo… ma cosa..? –
- Prego signora, siete la benvenuta… vogliate entrare…-. Kaori rise di gusto mentre, scuotendo la testa, si apprestò ad entrare:
-… Finalmente pulita ed in ordine….-. Chiuse lentamente la porta senza farsi sentire dalla donna, che intanto aveva appena superato la porta e stava facendo qualche passo nel corridoio.
-.. e finalmente deserta…- Concluse infine l’uomo, che la prese da dietro la vita e la fece voltare verso di sé.
Kaori, sorpresa da quel gesto improvviso, rimase quasi scioccata dalla vista improvvisa del viso di Ryo, che continuava a tenerla stretta al suo corpo.
-… nessuno scocciatore potrà impedirmi di farvi mia, signora…-. Le sue mani iniziarono a viaggiare lungo il corpo della donna, mentre la sua voce così sensuale le penetrava nelle orecchie fino a scuoterla nel profondo.
-…Ryo..- un unico debole sospiro le uscì dalle labbra prima che lo sweeper la baciò sempre più profondamente. La appoggiò al muro del corridoio, facendo sempre più pressione sul suo corpo. Con i loro respiri sempre più irregolari, iniziarono a spogliare l’altro il più velocemente possibile, così da rimanere in biancheria nel giro di qualche secondo:
- Ryo… - Kaori si allontanò, seppur con malavoglia, dalle labbra dell’uomo, tenendogli comunque ferma la testa con le sue mani: - … andiamo… in camera nostra… ti prego…-.
L’uomo incrociò lo sguardo della sua amata: il desiderio le traboccava dagli occhi, mentre piccole goccioline di sudore le ricoprivano la fronte. Si avvicinò all’orecchio sinistro, mormorandole dolcemente: - ogni vostro desiderio è un ordine, mia signora…- e, staccatosi dal suo tiepido corpo, la prese tra le braccia, portandola al piano superiore….


Distesi sul loro letto matrimoniale, Ryo giocherellava con i capelli della donna, rannicchiata contro il suo petto muscoloso.
L’uomo iniziò il discorso: - sai.. ti ho vista strana in questi giorni…-.
Kaori alzò verso l’alto il viso: - in che senso strana? –
- non so, sembravi sfuggente, alcune volte anche distante con la mente… alcuni giorni sei stata in bagno per tantissimo tempo senza farti viva… e poi…-
- e poi…?-
L’uomo sembrava imbarazzato ed impacciato al solo pensiero di ciò che si apprestava a dirle: - beh.. ecco..s-sei.. bellissima….-.
La donna non la prese nella maniera giusta, infatti lo fulminò con i suoi sguardi raggelanti: - cosa vorresti dire?? Che gli altri giorni faccio schifo??? -.
- ma no, ma no!! Che dici???? Non volevo dire questo!! È che…-, ancora più rosso che per la frase precedente, svoltò la vista verso il soffitto, tossendo leggermente: - … in questi giorni… hai qualcosa sul viso che ti rende ancora più splendida… non so cosa sia…-.
- beh… grazie…- si arrampicò sul suo petto, arrivando alla sua bocca per ringraziarlo più personalmente. Poi, con il gomito appoggiato alla parte superiore del petto dell’uomo e con la mano che le reggeva il mento, iniziò a parlare: - in effetti è da qualche settimana che non mi sento proprio in gran forma… avevo già deciso da sola di andare dal doc per qualche accertamento, ma sicuramente sarà qualche virus influenzale…-
Ryo prese immediatamente il cellulare sopra il comodino e stava già componendo il numero di telefono del dottore:
- che fai??- chiese la donna incuriosita.
- non vedi?? Hai detto che non stai bene, e allora avverto subito il doc che tra un quarto d’ora siamo lì! -.
La donna lo guardò intenerita; all’esterno sembrava un duro, un perdigiorno che correva dietro a tutte le gonnelle (ehi!?! Non stiamo esagerando??? NdRyo) ma in realtà (lo è! NdKaori) dietro a quella corazza imperscrutabile si nascondeva un semplice uomo follemente innamorato della sua donna, che cercava di proteggerla da qualsiasi pericolo, intervenendo e preoccupandosi anche per le più piccole sciocchezze…e lei ne era stra-cotta. Toccò lievemente la sua mano:
- dai… posa il cellulare….-. Ryo la guardava come di solito si guarda un marziano: - perché scusa??? -.
- Ci penseremo dopo ad avvertirlo, non è urgente..-. L’uomo scosse energicamente la testa:
- non ci penso nemmeno! Tu stai male e la cosa potrebbe peggiorare e….- non terminò la frase perchè Kaori prese possesso delle sue labbra: - se davvero ci tieni alla mia salute, posa questo cellulare e vieni in mio soccorso… c’è una donna che in questo momento ha disperato bisogno di te….-.
Incantato dalla dolce melodia di quella voce, abbandonò il cellulare sul tappeto e la travolse con il suo abbraccio…


- Allora dottore? Che cosa ho? –
Nello studio del doc nella sua immensa villa tipicamente giapponese, Kaori attendeva una risposta rassicurante da parte dell’anziano medico, che controllava le varie analisi ed ecografie fatte durante quella prima settimana di novembre.
-… mmh…-. Kaori non ricevette risposta; iniziò ad inquietarsi. Il doc sembrava aver concentrato la sua totale attenzione su di una particolare ecografia e dal suo volto scuro sembrava che la cosa fosse più complicata del previsto:
- scusi ma…. ho qualcosa di grave…? -. L’uomo sembrò essersi risvegliato da un sonno profondo; scansò l’ecografia davanti agli occhi e guardò la donna di fronte a sé:
-… la prego, non mi tenga sulle spine…-.
Il dottore sospirò e decise finalmente di parlare: - cara Kaori… congratulazioni! -.
La donna sgranò gli occhi: che diavolo stava dicendo?? - ..c-cosa? –
Le labbra screpolate dell’anziano dottore si distesero in un leggiadro sorriso: - non hai niente di preoccupante, piccola.. sei incinta! –.
La donna si posò bruscamente sullo schienale della poltrona; non poteva proprio credere a quelle parole!:
- ma… ne è proprio sicuro…?-
- assolutamente mia cara! -. Concluse sorridente consegnandole l’ecografia.
Abbassò la testa verso le mattonelle del pavimento, per rialzarla solamente dopo qualche istante: - l-la ringrazio dottore… ora devo andare….-
Si alzò velocemente dalla sedia e aprì silenziosamente la porta: - Kaori…? –
La sweeper si fermò sulla soglia dell’uscita: - Sì…? -
- ti senti bene…? –. Aspettò qualche secondo prima di rispondergli: - mai sentita meglio….- fece un mezzo sorriso e se ne andò socchiudendo la porta.
Il dottore guardava con la bocca spalancata la porta appena chiusa: sinceramente non era la reazione che si sarebbe mai aspettato da una ragazza come Kaori, ma pensò che forse quella notizia doveva essere innanzitutto “digerita” prima di poter veramente festeggiare.

Il traffico vicino ad essa scorreva lentamente a causa dell’enorme ingorgo creatosi a quell’ora di punta. Camminava lentamente per le vie del centro, mentre tutte le persone le sfilavano accanto senza notarla.
Il freddo pungente dell’autunno inoltrato le pizzicava gli occhi, ma non se ne curava: i suoi pensieri prevalevano praticamente su tutto il resto del mondo.
Quella notizia inaspettata l’aveva sconvolta così tanto che decise di lasciare la macchina in un parcheggio a pagamento e di proseguire a piedi, senza però avere una meta precisa.

Non riusciva a credere che mentre camminava e tutto il mondo si muoveva, una piccola creaturina stava lentamente sviluppandosi in lei, proprio lì, sotto l’ombelico…

Un bambino… tutto suo….

Quanto lo aveva desiderato quando era adolescente! Sognava una famiglia felice con un uomo serio e perbene proprio come il suo amato fratello, con una schiera di bambini da amare e da accudire…
Che bei tempi quelli che erano! Niente preoccupazioni, se non che per la salute del fratello Hideyuki, solo sogni… sogni su di un avvenire che sembrava meraviglioso…
Non perché in quel momento non stesse bene… anzi, non le sembrava vero di avere accanto a lei un uomo come Ryo, che l’amava e che la faceva sentire protetta… ma, senza farlo notare troppo, dentro di sé continuava incessantemente ad albergare il costante timore di perderlo, a causa di quel mondo così crudele e cinico in cui il loro lavoro li aveva catapultati anche contro la loro stessa volontà… A proposito…

E Ryo???
Cosa avrebbe detto Ryo???
Si fermò improvvisamente in mezzo al marciapiede, beccandosi anche qualche accidente da parte dei passanti che si ritrovarono la strada bloccata e che dovettero cambiare svogliatamente il percorso.

La domanda le si impresse sempre più a fuoco al centro della sua mente; cosa avrebbe detto Ryo??
Sarebbe stato contento?
Si sarebbe arrabbiato?
Cosa avrebbe fatto Ryo?
Sapeva perfettamente che loro non potevano avere figli, quel lavoro così pericoloso non avrebbe permesso alla creatura di vivere una vita facile, ma soprattutto normale.
Sarebbero riusciti a proteggerlo dai nemici? O sarebbe stato il loro nuovo punto debole?
No, non poteva rischiare così tanto, non poteva offrire una vita così difficile a suo figlio!
Stanca e addolorata a causa di tutti quei sconfortanti pensieri, decise di dirigersi al Cat’s Eye, dove sicuramente avrebbe trovato un po’ di conforto da parte della sua amica Miki.

Varcata la porta di ingresso, trovò la sua amica che puliva il bancone del bar: - ciao Kaori! Che piacere vederti da queste parti! – ma non appena vide l’espressione cupa della rossa, si ricordò dell’appuntamento dal doc che aveva prefissato per quella giornata e cambiò totalmente tono:
- Mio Dio… è successo qualcosa di grave? Cosa ti ha detto il dottore? -.
Kaori si sedette sul suo solito sgabello, proprio di fronte alla padrona del bar: - Diciamo di no… che non è niente di grave, voglio dire…-.
- E allora? Che cos’hai? –
La sweeper sospirò. Con le braccia strette intorno al suo ventre, decise di parlare, seppure con un pizzico di malcelato imbarazzo:
- Miki…io…Sono incinta.-
Dall’iniziale sbigottimento, Miki passò, dopo qualche momento di completo silenzio, a gioia immensa, cominciando ad urlare:
- Aaaaaaah!!! Che bello!!! Diventerò zia! Diventerò ziaaaa!!! Kaori è meraviglioso!!!! –
- No che non è meraviglioso! – scoppiò disperata la sweeper.
Miki smise di urlare e di saltellare sul posto, e la guardò sconcertata: - Kaori?... Cosa stai dicendo? –.
- Io… io non lo so…non riesco più a pensare niente! So soltanto che non ci voleva proprio un bambino, non a me! -.
Miki saltò con uno scatto felino dall’altra parte del bancone, sedendosi quindi accanto all’amica:
- Non vorresti avere dei bambini? –.
- Certo che li voglio…. E’ solo che….che…. oh Miki! – e si tuffò tra le braccia dell’amica, per sfogarsi da tutte quelle preoccupazioni accumulatesi nel giro di soltanto qualche ora.
- Ryo…Ryo ed io … io..noi….-.
- Shhh… non parlare….-. le disse Miki con fare rassicurante e Kaori scoppiò in un pianto sempre più impetuoso e disperato tra le braccia della donna.

Calmatasi dopo circa mezz’ora d’incessante pianto, Kaori iniziò a spiegarle la situazione davanti ad una calda tisana anti-stress preparata dalla barista:
- Ho sempre desiderato un figlio, non sai quanto… e poi con l’uomo che ami è qualcosa che qualsiasi donna sognerebbe….- con la tazza da thè tra le mani, Kaori fece un piccolo sorso, per poi rimettersi a delineare con i pollici il bordo della tazza: - è solo che…. Che se vivessimo in un altro ambiente, lontano dalla malavita e dalla costante paura della morte… allora sì che sarebbe perfetto…-
Miki abbassò lo sguardo sul pavimento. Sapeva cosa volesse intendere l’amica; in teoria gli sweeper non dovrebbero avere dei figli, ma lei non la pensava così, al contrario! Alzò di scatto la testa e guardò l’amica con determinazione: - Non essere sciocca, Kaori! Non è scritto da nessuna parte che deve essere così! –
- Miki cosa dici? Lo sai benissimo che…-
- cosa?? – la interruppe senza mezzi termini: - Cosa dovrei sapere?? Che solo perché si fa un determinato tipo di lavoro non è possibile avere dei figli?? Mi dispiace Kaori, ma non la penso come te! –.
Acquietò un po’ il tono di voce, e prese le mani: - questa creatura deve nascere, Kaori. Voi sarete sicuramente dei genitori magnifici! -. Vedendo il suo viso piuttosto perplesso, girò gli occhi verso l’alto, e sospirando, rincarò la dose:
- mettiamo caso che questo bambino nasca, va bene? -. Kaori annuì debolmente.
- perfetto! Ora… pensi che saresti capace di accudirlo? -
- Miki cosa diavolo..? –
- Rispondi! –
Sbuffò e rispose: - … penso di sì…-
- e Ryo?? –
- non so… penso che potrebbe imparare a badare ai bambini…anche se non li ama tantissimo…-.
Miki rise leggermente a causa delle parole dell’amica: - ma piantala! Lo sai meglio di me che Saeba è uno stupido! Fa in modo che nessuno riesca a percepire i suoi veri sentimenti e pensa il contrario di quello che dice! –
- già… forse hai ragione….-
- andiamo avanti: sebbene voi facciate un lavoro pericoloso, pensi che non sareste in grado di donare a questo bambino tutto l’amore di cui necessita? –
Kaori sgranò gli occhi a questa domanda; si ricompose poco dopo e rispose con fermezza nella voce, nonostante avesse le guance completamente imporporate: - Certo, farei di tutto pur di riuscirgli a donare tutto l’amore che vuole… riuscirlo a rendere felice e sereno, diventerebbe il mio principale obiettivo… e penso che anche Ryo sarebbe disposto a tutto…-.
- E allora di che cosa ti disperi???? Voi avete tutte le carte in regola per essere dei degni genitori!! Anzi, sono sicura che sarete meglio di qualsiasi altro genitore!! Non rinunciate ad essere completamente felici…-
- Non è così facile Miki…-
- Lo so che non è facile! Ma credimi, così stai facendo lo stesso ragionamento di Saeba! Non voleva assolutamente stringere legami intimi con te perché aveva paura che non sarebbe riuscito a proteggerti e che quindi avresti potuto perdere la vita a causa sua. E ora guarda quanto siete felici! Sono sicura che voi sarete dei degni genitori anzi, certamente sarete migliori di tanti altri genitori che vivono una vita “normale”, come la chiami tu. E poi ora non è solo Saeba che ha il compito di proteggere te e la creatura, ma ci sei anche tu a dargli una mano, dato che te la cavi benissimo in qualsiasi situazione! Non avere paura Kaori, vedrai che andrà tutto bene…-.

Kaori, con le lacrime agli occhi, pensava a quanto fosse fortunata ad avere un’amica come Miki e che non avrebbe mai smesso di ringraziare il cielo di averla incontrata… sapeva che avrebbe sempre potuto contare su quella donna anche nelle situazioni più critiche, qualità che non tutti hanno il privilegio d’avere.
- Miki…. Grazie!- e si rituffò di nuovo tra le braccia dell’ex mercenaria, ma questa volta piena di gioia e di gratitudine verso l’amica: - santo cielo, Miki… cosa diavolo farei senza di te? -.
Quest’ultima si staccò dall’abbraccio della donna e le scapigliò la folta chioma: - lo so tesoro, a fine mese ti manderò il conto…Ora va da Saeba, ti starà aspettando impazientemente dato che è da stamattina che non ti vede…-
- Sì…sì…ho pure spento il cellulare per non sentirlo, sarà meglio che vada! – e, schioccando un ultimo enorme bacione sulla guancia della barista ringraziandola per l’ennesima volta, si diresse con passo spedito verso la porta del bar, diretta prima al parcheggio dove aveva lasciato la macchina e poi verso casa Saeba.


Casa Saeba, ore 17.
Proprio fuori dalla porta dell’appartamento, Kaori cercava frettolosamente le chiavi dentro la sua borsetta, come se non vedesse l’ora di entrare. Mentre continuava a cercare, vide la porta aprirsi “magicamente”; trovò davanti a sé Ryo:
- Si può sapere dove diavolo sei stata per tutto questo tempo???? E il cellulare poi?? Avrò provato a chiamarti per non so quanto tempo!! Stavo uscendo proprio adesso per venirti a cercare e…!!! -.
- …Ryo!!! – E la donna si aggrappò al suo collo, stringendolo forte a sé:
- Kaori... perché fai così..? cosa ti ha detto il dottore???? Stai male??? -.
Scese dalle punte delle scarpe, e lo guardò negli occhi sorridendo: - no… non ho niente di grave… sto benissimo! -. Gli prese il viso tra le mani, baciandolo:
- scusami se ti ho fatto preoccupare così tanto… è che…vedi io…-
- non ti preoccupare, l’importante è che tu non abbia niente…-.
- Ryo…io… ti devo dire una cosa…-.
- va bene, ma almeno entra, non restiamo sul pianerottolo…-. Entrarono, chiudendo la porta dietro di loro.
Arrivati nel salone, Kaori iniziò a fissare il pavimento, torturando il bottone centrale del suo lungo cappotto nero di lana.
Da dietro, Ryo la prese per le spalle, assaporando il delicato profumo dei suoi capelli e aiutandola a slacciare il cappotto: -…cosa volevi dirmi? -.
Kaori era paralizzata da quella voce roca e così dannatamente bella…
Avrebbe continuato a trattarla in quel modo anche dopo quella notizia? Oppure…
Si maledisse a bassa voce per quei dubbi che lentamente stavano risorgendo nella sua mente: “parla, maledizione, PARLA!”.
- Ryo è una cosa molto importante….-
- sono tutto orecchi….- sembrava essere attento a tutto in quel preciso istante, tranne a sentire ciò che aveva da dire la donna…
Kaori prese le mani dell’uomo e le allontanò dalla sua vita, voltandosi su sé stessa per averlo completamente di fronte.
Averlo davanti agli occhi in tutta la sua possenza le fece venire un magone all’altezza dello stomaco; l’ansia lentamente stava prendendo possesso del suo corpo, mentre le risultava difficile articolare delle frasi per comporre un discorso decente:
- Ryo… io….ecco vedi, è così difficile che……-. Lo sweeper alzò un sopracciglio in segno di completa difficoltà nella comprensione delle sue parole.
Vedendo il suo sguardo così perplesso, Kaori capì che aveva iniziato nel peggiore dei modi.
- a te… piacciono i bambini? – Ryo sgranò gli occhi, miriadi di libelluline caddero in picchiata sulla sua testa.
- Kaori… ma che domanda…? –
- ehm…ehehe… era così, tanto per sapere qualcosina in più su di te…ecco…sì!! Ehm…-. In completo imbarazzo, Kaori preferì mettersi a ridere nervosamente piuttosto che piangere per la vergogna.
- Kaori, cosa diavolo hai intenzione di dirmi? Parla chiaro! -. Lo immaginava che sarebbe facilmente riuscito a capire che quello era soltanto un giro di parole inutile che in realtà nascondeva qualcosa di più profondo….

Disperata a causa della sua inettitudine, Kaori prese rassegnata dalla borsetta la sua ecografia e la pose tra le mani di Ryo:
- che sarebbe? –
- leggi….- l’unica parola che le uscì dalla bocca.
Già impegnato nella lettura, Ryo si avvicinò al lungo divano, sedendosi lentamente. Odiava ammetterlo, ma nonostante si stesse sforzando a capire cosa diavolo significassero quegli astrusi termini medici, ancora non riusciva a comprendere niente. Si mise allora a guardare l’ecografia, notando nel centro più chiaro, una macchiolina scura.
Preoccupato, alzò la testa verso Kaori, che invece rimirava ancora il pavimento:
- Kaori… cosa diavolo è quella macchia nera?? -.
La donna si avvicinò lentamente a lui: - vedi Ryo… quello è…..-
- …hai qualcosa di grave e tu non mi hai detto niente…-
-…Il cuoricino di nostro figlio.-

Quelle parole cominciarono a ruotare vorticosamente nella sua mente. Il loro bambino???
Si rimise ad analizzare le ecografie, notando che, effettivamente, quella piccola macchia si allargava e si stringeva ad ogni scatto…
Per qualche minuto continuò ad alternare il suo sguardo tra i fogli davanti a sé e la donna.
Per quanto fosse inimmaginabile, Ryo Saeba era diventato improvvisamente papà di un bambino, il bambino della donna che più amava al mondo…

Sembrava strano, ma sentiva un’intensa gioia che lentamente cresceva dentro al suo cuore.

Kaori, in preda al panico più totale, fraintese il lungo silenzio dello sweeper, stringendo più forte i pugni chiusi. Lo sapeva, lo immaginava che Ryo non avrebbe mai accettato il bambino! Quant’era stata stupida ad illudersi con quelle semplici parole pronunciate dall’amica qualche momento prima….

- Tranquillo, posso capire il tuo stato. Sapevo che non avresti mai accettato di diventare padre, il lavoro non ce lo permette…. Sono stata proprio una stupida…..-
Ryo alzò le sopracciglia; cosa diavolo stava dicendo?? – Kaori, ma cosa…..-
- no, non c’è bisogno di spiegarti, davvero, non è un problema….io…-
- Kaori ma cosa vorresti insinuare?? Che non voglio il bambino???-. Alzatosi dal divano, l’uomo si posizionò davanti a Kaori, che intanto aveva iniziato a piangere senza far rumore:
- come puoi pensare che io sia così crudele…che non possa accettare mio figlio?? -.
Kaori non smetteva di piangere, sicuramente non aveva sentito le ultime parole del suo uomo.
Prese tra le dita il suo mento, facendola voltare verso suoi occhi:
-…E’ una delle più belle notizie che io avessi mai potuto sognare di ricevere….-
Con gli occhi sgranati, Kaori fissava il sorriso di Ryo, che intanto aveva iniziato ad asciugare le sue lacrime:
- quel cuoricino, quel piccolo cuoricino che batte nel tuo ventre…. Vederlo è stato così strano ma allo stesso tempo così bello che…. Che mi ero emozionato… Lo so, ti ho sempre detto che noi non possiamo avere figli e sicuramente non posso nasconderti l’angoscia che sento al solo pensiero che un giorno potrebbe succedergli qualcosa di grave a causa mia…. Non ti nascondo neanche la paura di non riuscire ad essere in futuro un buon padre, sinceramente non so cosa si provi esattamente ad essere genitore..… Ma ce la caveremo vedrai, proprio come abbiamo sempre fatto fino adesso… lo proteggeremo in qualsiasi modo, e gli doneremo una vita normale come tutti gli altri bambini…. E io cercherò di essere un buon padre, e di imparare a cambiare i pannolini senza innervosirmi troppo…-.
Con un mezzo sorriso imbarazzato, la guardò negli occhi, stringendole le mani con le sue, così calde e rassicuranti:

- Allora, sei pronta a diventare mamma dell’erede dello “stallone di Shinjuku”? –.
- Ryo…..-
La donna sorrise tra le lacrime, tuffandosi nuovamente nel suo caldo abbraccio....

Fine

 

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